Una nuova era per la giustizia sportiva Italiana.

Una nuova era per la giustizia sportiva Italiana.
2026-08-08 17:22:49

Una nuova era per la giustizia sportiva Italiana.

La giustizia sportiva italiana non sarà più la stessa. E questo non a causa di un intervento del legislatore, ma grazie a una sentenza. Si tratta della pronuncia della Corte di giustizia Ue nelle cause riunite C-424/24 e C-425/24, che ha accolto il ricorso presentato da Andrea Agnelli e da Maurizio Arrivabene. In sostanza, i giudici europei hanno affermato che sarà possibile ricorrere al Tar contro una sentenza della giustizia sportiva.

Quasi come Bosman

«Non siamo alla sentenza Bosman, ma non manca molto», spiega a ItaliaOggi Giorgio Spallone, avvocato esperto di diritto sportivo. «L'aspetto davvero rivoluzionario è la caduta della barriera, prima invalicabile, che separava la giustizia sportiva da quella ordinaria. Del resto, lo stesso ministro Abodi ha ricordato che l'autonomia della giustizia sportiva è un principio essenziale, ma non assoluto», spiega l’avvocato. «Ora il fascicolo è ritornato al Tar del Lazio, che potrà pronunciarsi non solo sulla domanda subordinata di risarcimento del danno, ma – questa la novità – anche su quella principale di annullamento della decisione della Cfa Figc. Potrà quindi entrare nel merito della decisione divenuta definitiva per la giustizia sportiva e riesaminare la pronuncia della Corte federale d'appello che aveva inflitto ai ricorrenti 24 mesi di inibizione. Questo rappresenta il passaggio storico. Finora, infatti, la giustizia endofederale, seguita dal sindacato di sola legittimità del Collegio di garanzia dello sport del Coni, poneva la parola fine al contenzioso relativo alle sanzioni disciplinari comminate ai sensi del Codice di giustizia sportiva. Da oggi non sarà più così». Il problema sarà conciliare i tempi dello sport con quelli della giustizia ordinaria: «La pronuncia comporterà inevitabilmente un allungamento dei tempi e un prevedibile aumento degli organi chiamati a pronunciarsi sulla stessa controversia, con il rischio, o meglio la certezza, di conflitti produttivi di ulteriore contenzioso. Scongiurare questo rischio sarà la vera sfida». Il principale punto critico, sottolinea l’avvocato, è però un altro: «La vera riforma l’hanno fatta i giudici dell’Ue. Per contro, le riforme sono compito del legislatore, per quanto riguarda lo Stato, e degli organismi federali e del Coni, per quanto riguarda lo sport».

L’indipendenza dei giudici 

Un’anomalia, certo, che, se colta, potrebbe anche trasformarsi in un’opportunità: «Mi sembra una decisione che, pur non essendo direttamente una riforma del sistema, indica chiaramente la direzione da seguire e introduce elementi di novità che difficilmente sarebbero emersi da una riforma elaborata all'interno dello stesso sistema sportivo». A parlare è Fabio Pennisi, avvocato esperto di diritto sportivo. «Questo intervento “dall'alto”, sotto il profilo giuridico, sarà probabilmente più efficace e maggiormente orientato ai principi del diritto. Personalmente lo accolgo con favore. Da un lato, infatti, non ha stravolto il sistema della giustizia sportiva sotto il profilo sostanziale; dall'altro, però, fornisce indicazioni molto precise e determinanti per una ristrutturazione complessiva dell'intero sistema». Ora si dovrà vedere come il sistema Italia recepirà questa sentenza. Ma, secondo Pennisi, alcuni punti non sono discutibili: «La Corte insiste ripetutamente sull'indipendenza degli organi giurisdizionali. Un'indipendenza che certamente possiamo riconoscere al Collegio di garanzia, ma che non sempre può dirsi altrettanto evidente per gli organi di giustizia endofederali», spiega ancora l’avvocato. «A mio avviso, proprio questi richiami rappresentano un messaggio che le federazioni non potranno più ignorare. Sarà necessario oggettivizzare le procedure, renderle pienamente trasparenti e garantire criteri imparziali nella nomina dei giudici sportivi. Anche se la Corte non lo afferma espressamente», conclude Pennisi, «il continuo riferimento ai principi di indipendenza e imparzialità non potrà non incidere, in futuro, sulle modalità di selezione e di nomina degli organi della giustizia sportiva».

Michele Damiani

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La giustizia sportiva italiana non sarà più la stessa. E questo non a causa di un intervento del legislatore, ma grazie a una sentenza. Si tratta della pronuncia della Corte di giustizia Ue nelle cause riunite C-424/24 e C-425/24, che ha accolto il ricorso presentato da Andrea Agnelli e da Maurizio Arrivabene. In sostanza, i giudici europei hanno affermato che sarà possibile ricorrere al Tar contro una sentenza della giustizia sportiva.

Quasi come Bosman

«Non siamo alla sentenza Bosman, ma non manca molto», spiega a ItaliaOggi Giorgio Spallone, avvocato esperto di diritto sportivo. «L'aspetto davvero rivoluzionario è la caduta della barriera, prima invalicabile, che separava la giustizia sportiva da quella ordinaria. Del resto, lo stesso ministro Abodi ha ricordato che l'autonomia della giustizia sportiva è un principio essenziale, ma non assoluto», spiega l’avvocato. «Ora il fascicolo è ritornato al Tar del Lazio, che potrà pronunciarsi non solo sulla domanda subordinata di risarcimento del danno, ma – questa la novità – anche su quella principale di annullamento della decisione della Cfa Figc. Potrà quindi entrare nel merito della decisione divenuta definitiva per la giustizia sportiva e riesaminare la pronuncia della Corte federale d'appello che aveva inflitto ai ricorrenti 24 mesi di inibizione. Questo rappresenta il passaggio storico. Finora, infatti, la giustizia endofederale, seguita dal sindacato di sola legittimità del Collegio di garanzia dello sport del Coni, poneva la parola fine al contenzioso relativo alle sanzioni disciplinari comminate ai sensi del Codice di giustizia sportiva. Da oggi non sarà più così». Il problema sarà conciliare i tempi dello sport con quelli della giustizia ordinaria: «La pronuncia comporterà inevitabilmente un allungamento dei tempi e un prevedibile aumento degli organi chiamati a pronunciarsi sulla stessa controversia, con il rischio, o meglio la certezza, di conflitti produttivi di ulteriore contenzioso. Scongiurare questo rischio sarà la vera sfida». Il principale punto critico, sottolinea l’avvocato, è però un altro: «La vera riforma l’hanno fatta i giudici dell’Ue. Per contro, le riforme sono compito del legislatore, per quanto riguarda lo Stato, e degli organismi federali e del Coni, per quanto riguarda lo sport».

L’indipendenza dei giudici 

Un’anomalia, certo, che, se colta, potrebbe anche trasformarsi in un’opportunità: «Mi sembra una decisione che, pur non essendo direttamente una riforma del sistema, indica chiaramente la direzione da seguire e introduce elementi di novità che difficilmente sarebbero emersi da una riforma elaborata all'interno dello stesso sistema sportivo». A parlare è Fabio Pennisi, avvocato esperto di diritto sportivo. «Questo intervento “dall'alto”, sotto il profilo giuridico, sarà probabilmente più efficace e maggiormente orientato ai principi del diritto. Personalmente lo accolgo con favore. Da un lato, infatti, non ha stravolto il sistema della giustizia sportiva sotto il profilo sostanziale; dall'altro, però, fornisce indicazioni molto precise e determinanti per una ristrutturazione complessiva dell'intero sistema». Ora si dovrà vedere come il sistema Italia recepirà questa sentenza. Ma, secondo Pennisi, alcuni punti non sono discutibili: «La Corte insiste ripetutamente sull'indipendenza degli organi giurisdizionali. Un'indipendenza che certamente possiamo riconoscere al Collegio di garanzia, ma che non sempre può dirsi altrettanto evidente per gli organi di giustizia endofederali», spiega ancora l’avvocato. «A mio avviso, proprio questi richiami rappresentano un messaggio che le federazioni non potranno più ignorare. Sarà necessario oggettivizzare le procedure, renderle pienamente trasparenti e garantire criteri imparziali nella nomina dei giudici sportivi. Anche se la Corte non lo afferma espressamente», conclude Pennisi, «il continuo riferimento ai principi di indipendenza e imparzialità non potrà non incidere, in futuro, sulle modalità di selezione e di nomina degli organi della giustizia sportiva».

Michele Damiani