LA LEGGE DEL FAR WEST

LA LEGGE DEL FAR WEST
2026-08-05 21:40:00

LA LEGGE DEL FAR WEST

CONI: LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI? NO, SOLO PER GLI ALTRI

Il commissariamento fantasma e il club privato che si giudica da solo

Esiste una norma. È scritta nero su bianco nello Statuto del CONI.È chiarissima, non interpretabile. Eppure nell'ordinamento sportivo italiano in Italia, nello sport, sembra non esistere.

L'Art.7 comma 5 lettera f dello Statuto del CONI prevede che la Giunta Nazionale “propone al Consiglio Nazionale il commissariamento delle Federazioni sportive nazionali o delle Discipline sportive associate, in caso di accertate gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi” 

Avete letto bene: accertate gravi irregolarità. Gravi violazioni.

Non chiacchiere. Non opinioni. Fatti.

E allora poniamoci le due domande che tutti hanno paura di fare.

1. La Giunta del CONI può essere davvero terza e indipendente quando al suo interno siedono presidenti di Federazioni?

La risposta è NO. È una farsa giuridica. È come chiedere alla volpe di giudicare il pollaio.

La Giunta che dovrebbe proporre il commissariamento è composta dagli stessi soggetti che dovrebbero essere commissariati. Sono colleghi. Sono alleati. Si votano le indennità a vicenda, si spartiscono i contributi di Sport e Salute, si proteggono alle elezioni. Come può un presidente federale in Giunta alzare la mano e chiedere il commissariamento di un altro presidente federale? Sarebbe un suicidio politico. E nessuno, in quel palazzo, ha voglia di suicidarsi.

È un conflitto di interessi talmente enorme, talmente sfacciato, che in qualsiasi paese normale sarebbe già stato smantellato dalla magistratura ordinaria.

2. Il Consiglio Nazionale del CONI può sentirsi libero e imparziale quando deve valutare un collega?

Ancora più ridicolo. Il Consiglio Nazionale È il branco. È composto da presidenti federali, da EPS e da DSA. Tutti amici, tutti legati da un patto non scritto di non belligeranza: tu non tocchi me, io non tocco te.

Deve giudicare un suo pari. Uno con cui ha cenato la sera prima. Uno con cui si è accordato per la spartizione dei voti per la presidenza CONI. Pensate davvero che si alzi uno e dica: "Sì, il collega va commissariato"? Ma quando mai.

Questo non è ordinamento sportivo. È OMERTÀ istituzionalizzata. È un sistema autoreferenziale, chiuso, feudale.

E qui arrivo al destinatario : CONI - MINISTRO.

Signor Ministro dello Sport, lei ha il potere di vigilanza sul CONIla legge Le affida un preciso potere di vigilanza sull'ente pubblico CONI.. Lei non è un passacarte. Se il CONI non applica il suo stesso Statuto, tocca a lei intervenire. Se esistono, come esistono, gravi violazioni documentate, sentenze, esposti, denunce, bilanci opachi, atleti calpestati, e la Giunta fa finta di non vedere, il suo silenzio diventa complicità.

Non ci venite a parlare di autonomia dello sport. L'autonomia non è impunità l'autonomia garantisce la specificità della disciplina, non l'immunità dalle regole..

La risposta, è una sola: LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI.

Ma al Foro Italico no. Lì la legge è uguale per tutti gli altri. Per le piccole Società Sportive affiliate che vengono sanzionate per un vizio formale o un timbro mancante o colpisce duramente i tesserati, che vengono deferiti per un semplice post sui social o che si vedono improvvisamente impedito il diritto di svolgere il proprio lavoro.

Per i presidenti federali intoccabili, invece, la legge è un optional. L'Art. 7 comma 5 è diventato una barzelletta. Un articolo fantasma che serve solo a riempire lo Statuto.

I fatti ci sono. Le regole sono chiarissime. Quello che manca è la reale intenzione o il coraggio di farle valere.

O si commissaria chi deve essere commissariato, chiunque sia, con nome e cognome, o ammettete una volta per tutte che lo Statuto del CONI è carta straccia e che lo sport italiano è in mano a un cartello. O si applicano le regole del commissariamento nei confronti di chiunque sbagli, a prescindere dal peso politico del suo cognome, oppure si ammetta apertamente che lo Statuto è lettera morta e che lo sport italiano preferisce l'autotutela dei pochi al bene comune del movimento.

Basta.

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CONI: LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI? NO, SOLO PER GLI ALTRI

Il commissariamento fantasma e il club privato che si giudica da solo

Esiste una norma. È scritta nero su bianco nello Statuto del CONI.È chiarissima, non interpretabile. Eppure nell'ordinamento sportivo italiano in Italia, nello sport, sembra non esistere.

L'Art.7 comma 5 lettera f dello Statuto del CONI prevede che la Giunta Nazionale “propone al Consiglio Nazionale il commissariamento delle Federazioni sportive nazionali o delle Discipline sportive associate, in caso di accertate gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell'ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi” 

Avete letto bene: accertate gravi irregolarità. Gravi violazioni.

Non chiacchiere. Non opinioni. Fatti.

E allora poniamoci le due domande che tutti hanno paura di fare.

1. La Giunta del CONI può essere davvero terza e indipendente quando al suo interno siedono presidenti di Federazioni?

La risposta è NO. È una farsa giuridica. È come chiedere alla volpe di giudicare il pollaio.

La Giunta che dovrebbe proporre il commissariamento è composta dagli stessi soggetti che dovrebbero essere commissariati. Sono colleghi. Sono alleati. Si votano le indennità a vicenda, si spartiscono i contributi di Sport e Salute, si proteggono alle elezioni. Come può un presidente federale in Giunta alzare la mano e chiedere il commissariamento di un altro presidente federale? Sarebbe un suicidio politico. E nessuno, in quel palazzo, ha voglia di suicidarsi.

È un conflitto di interessi talmente enorme, talmente sfacciato, che in qualsiasi paese normale sarebbe già stato smantellato dalla magistratura ordinaria.

2. Il Consiglio Nazionale del CONI può sentirsi libero e imparziale quando deve valutare un collega?

Ancora più ridicolo. Il Consiglio Nazionale È il branco. È composto da presidenti federali, da EPS e da DSA. Tutti amici, tutti legati da un patto non scritto di non belligeranza: tu non tocchi me, io non tocco te.

Deve giudicare un suo pari. Uno con cui ha cenato la sera prima. Uno con cui si è accordato per la spartizione dei voti per la presidenza CONI. Pensate davvero che si alzi uno e dica: "Sì, il collega va commissariato"? Ma quando mai.

Questo non è ordinamento sportivo. È OMERTÀ istituzionalizzata. È un sistema autoreferenziale, chiuso, feudale.

E qui arrivo al destinatario : CONI - MINISTRO.

Signor Ministro dello Sport, lei ha il potere di vigilanza sul CONIla legge Le affida un preciso potere di vigilanza sull'ente pubblico CONI.. Lei non è un passacarte. Se il CONI non applica il suo stesso Statuto, tocca a lei intervenire. Se esistono, come esistono, gravi violazioni documentate, sentenze, esposti, denunce, bilanci opachi, atleti calpestati, e la Giunta fa finta di non vedere, il suo silenzio diventa complicità.

Non ci venite a parlare di autonomia dello sport. L'autonomia non è impunità l'autonomia garantisce la specificità della disciplina, non l'immunità dalle regole..

La risposta, è una sola: LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI.

Ma al Foro Italico no. Lì la legge è uguale per tutti gli altri. Per le piccole Società Sportive affiliate che vengono sanzionate per un vizio formale o un timbro mancante o colpisce duramente i tesserati, che vengono deferiti per un semplice post sui social o che si vedono improvvisamente impedito il diritto di svolgere il proprio lavoro.

Per i presidenti federali intoccabili, invece, la legge è un optional. L'Art. 7 comma 5 è diventato una barzelletta. Un articolo fantasma che serve solo a riempire lo Statuto.

I fatti ci sono. Le regole sono chiarissime. Quello che manca è la reale intenzione o il coraggio di farle valere.

O si commissaria chi deve essere commissariato, chiunque sia, con nome e cognome, o ammettete una volta per tutte che lo Statuto del CONI è carta straccia e che lo sport italiano è in mano a un cartello. O si applicano le regole del commissariamento nei confronti di chiunque sbagli, a prescindere dal peso politico del suo cognome, oppure si ammetta apertamente che lo Statuto è lettera morta e che lo sport italiano preferisce l'autotutela dei pochi al bene comune del movimento.

Basta.