QUANDO UN CAMPIONE VERO SMASCHERA IL TEATRO: MORENO ARGENTIN RISPONDE A DI PAOLA E IL CASTELLO DI CARTE CROLLA
C'è un momento in cui la retorica non basta più. In cui anche l'ultimo comunicato trionfalistico si sgonfia davanti a due righe di carte giudiziarie. E ci vuole un fuoriclasse di un altro sport, abituato a vincere in salita e non nelle segreterie, per dirlo in faccia.
È successo ieri. Ed è successo nel modo più fragoroso possibile.
1. Il post auto-celebrativo di Marco Di Paola: il tentativo di trasformare un'archiviazione tecnica in vittoria
Questo, testualmente e integralmente, il post pubblicato da Marco Di Paola, Presidente FISE dal 2017, rieletto nel settembre 2024, avvocato romano, membro di Giunta CONI e attuale Vicepresidente del CONI, nonché coordinatore della Commissione per la riforma della giustizia sportiva del CONI stesso:
"Il tempo mette ogni cosa al suo posto. Le chiacchiere nel vento. Le denunce infondate in archivio. Ogni regina sul suo trono. Ogni giullare nel suo circo. #marcodipaola #sportequestri #horse"
Allegata, l'Ordinanza di Archiviazione del Tribunale di Roma - Ufficio del Giudice per le Indagini e l'Udienza Preliminare.
Il messaggio è chiaro: ho vinto io, voi eravate chiacchiere. Regine e giullari. Un linguaggio da social, non da istituzione. Un linguaggio che prova a far passare per trionfo morale quello che le carte dicono essere l'esatto opposto.
Perché cosa dicono davvero le carte che lo stesso Di Paola posta e che un altro post, quello di Pier Paolo Ferilli, ha evidenziato con l'evidenziatore giallo?
Lo dice Ferilli nel suo post che Argentin condivide:
"Questa è la Federazione Italiana Sport Equestri, la giustizia ordinaria appura brogli elettorali ma archivia perché incompetente a decidere per via della natura privatistica della Fise stessa. Chi dovrebbe intervenire è la giustizia sportiva nominata dai vertici della Fise e che dice 'qui è tutto ok'. Ragazzi che vergogna"
E lo dicono le motivazioni della Procura, che non archivia perché "infondato", ma perché incompetente. Anzi, scrive nero su bianco:
"...un quadro oggettivamente opaco e per nulla rassicurante, la cui gravità è stata riscontrata e confermata sotto diversi profili."
> "i CC della Staz. Ponte Galeria, delegati per l'espletamento degli accertamenti investigativi su tale filone di indagine, con nota del 7.1.2026 riscontravano la fondatezza delle doglianze avanzate dalla CAMPESE e dal BARTALUCCI in riferimento a illiceità delle procedure di voto."
Non è un'assoluzione. È una fotografia impietosa. I Carabinieri dicono che le denunce erano fondate. Il PM dice che il quadro è opaco e grave. Poi archivia perché, essendo la FISE un'associazione di natura privatistica, quel tipo di illecito elettorale non è di competenza del Tribunale Ordinario.
Far passare questo per "denunce infondate" non è comunicazione. È stravolgimento dei fatti oggettivi. È la classica vittoria di Pirro trasformata in post Instagram. Una sconfitta etica e morale spacciata per trionfo.
2. La risposta che vale più di mille comunicati: Moreno Argentin
E qui interviene il fuoriclasse. Sotto al post di Di Paola, arriva il commento di un uomo che di vittorie vere se ne intende.
Questo, integralmente e testualmente, il commento-risposta di Moreno Argentin:
"Noi invece abbiamo letto questo: facebook.com. Pensare anche che lei da vice presidente del Coni, rappresenti la commissione per la riforma della giustizia del Coni, mi fa ribrezzo. Il controllo antidoping permanente va applicato a voi colletti bianchi e pseudo dirigenti dello sport e non agli atleti. La fine del cerchio magico è vicina..."
Poche righe. Una sberla etica. Diretta, senza giri di parole. Da atleta a un colletto bianco diventato dirigente.
3. Chi è Moreno Argentin per permettersi di parlare così? È uno che ha vinto davvero
Moreno Argentin non è un leone da tastiera. È uno dei più grandi ciclisti italiani di sempre.
Nato a San Donà di Piave il 17 dicembre 1960, professionista dal 1980 al 1994. Corridore da corse in linea, finisseur micidiale, cacciatore di Classiche.
Nel suo curriculum: Campione del Mondo su strada nel 1986 a Colorado Springs, un argento nel 1987 e un bronzo nel 1985. Quattro volte vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi (1985-1987, 1991), tre Freccia Vallone (1990, 1991, 1994), un Giro delle Fiandre (1990) e un Giro di Lombardia (1987).
Due volte Campione Italiano (1983, 1989), 84 vittorie da professionista, 13 tappe al Giro d'Italia e 2 al Tour de France, capace di infiammare il cuore degli appassionati con le sue imprese.
Uno che quando attaccava, vinceva da solo. Non aveva bisogno di commissioni, di cavilli sulla natura privatistica, di giustizie sportive amiche. Uno che il cerchio magico non l'ha mai cercato, anzi, l'ha sempre combattuto.
Proprio per questo, quando uno così dice "mi fa ribrezzo", pesa come un macigno. Perché viene da un mondo, quello del ciclismo degli anni '80, che di ombre ne ha avute tante, ma che ha imparato a chiamare le cose con il loro nome.
4. Il nodo: l'antidoping dei colletti bianchi
La frase più devastante di Argentin è l'ultima: "Il controllo antidoping permanente va applicato a voi colletti bianchi e pseudo dirigenti dello sport e non agli atleti."
È il ribaltamento totale della narrazione. Mentre Di Paola, da vicepresidente CONI, presiede la commissione che dovrebbe riformare la giustizia sportiva, c'è chi gli ricorda che la giustizia sportiva stessa, nominata dai vertici FISE, è quella che dice "qui è tutto ok" quando la Procura e i Carabinieri dicono "quadro opaco e doglianze fondate".
È il sistema del cerchio magico che Argentin denuncia. Quello dove chi controlla è controllato da chi dovrebbe essere controllato. Dove un'archiviazione per incompetenza diventa "regina sul trono". Dove chi denuncia brogli diventa "giullare nel circo".
No, caro Presidente. I giullari non sono quelli che hanno denunciato e hanno visto confermata dai CC la fondatezza delle loro denunce. I giullari sono quelli che devono festeggiare con un post al tramonto perché il Tribunale ha detto: sì, è grave, sì, è opaco, ma non sono io che devo giudicarlo.
Quella non è una vittoria. È la certificazione di una sconfitta etica e morale davanti all'intero sport italiano.
E se a dirtelo è un Campione del Mondo, forse è il caso di ascoltare. Perché il tempo, è vero, mette ogni cosa al suo posto. Ma non nel modo in cui pensi tu.
La fine del cerchio magico, come dice Argentin, è vicina davvero.





