Infantino, Fise e Trump: tutte terre di conquista
Non è più un'eccezione, è un sistema. A livello mondiale e a livello locale, chi comanda lo sport non cerca regole, cerca potere. La vicenda di e intorno ai Mondiali 2026, e le pratiche della giustizia federale lo dimostrano con una chiarezza brutale: ai vertici siedono personaggi sprovvisti di rispetto delle regole e di senso di giustizia.
Il Mondiale 2026: il telefono tra Casa Bianca e FIFA
A meno di cento giorni dal calcio d'inizio, Infantino ha incontrato alla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti per fare il punto sull'organizzazione del torneo del 2026. Durante l'incontro, "il presidente Trump ha ribadito che la squadra iraniana è naturalmente la benvenuta".
Infantino ha poi rivendicato un "rapporto eccellente" con Trump, sottolineando che durante il secondo mandato la collaborazione sarebbe diventata "stretta" e che senza il suo impegno l'organizzazione dei Mondiali negli Stati Uniti sarebbe stata, secondo Infantino, impossibile.
Nello stesso contesto, l'arbitro somalo Omar Artan è stato respinto dalle autorità USA. Infantino lo ha definito "spiacevole e sfortunato". E dopo la cancellazione di un rosso a un giocatore USA, "Trump ha richiamato Infantino per complimentarsi per la 'corretta decisione'" – un Mondiale "macchiato dal sospetto della diplomazia del telefono".
FISE: multa antitrust e giustizia a orologeria
La FISE è stata multata per circa 450.000 euro dall'Antitrust nel 2019 per aver abusato della posizione dominante, "adottando regolamenti nuovi e più restrittivi, inviando lettere di diffida... volte a impedisce lo svolgimento di eventi amatoriali".
La stessa logica si ritrova nei tribunali federali: Enzo Truppa, giudice 5*, "è stato sospeso per quattro mesi e condannato a pagare una multa di 10.000 euro dal Tribunale Federale FISE".
Le elezioni FISE 2024: brogli riconosciuti dal pm Basentini
È qui che la "persecuzione" smette di essere opinione e diventa atto giudiziario.
Il 9 settembre 2024, all'assemblea di Roma, il Presidente uscente viene rieletto con il 67,49% (7.130 voti) contro il 18,99% di Clara Campese e il 13,34% di Duccio Bartalucci, con quasi metà dei voti espressi per delega.
Dopo segnalazioni di anomalie, Campese e Bartalucci denunciano. I carabinieri, su mandato della Procura di Roma firmato dal pm Francesco Basentini, sequestrano materiale negli uffici FISE.
Nell'archiviazione, Basentini non assolve: scrive che "lo scenario fattuale emerso dalle verifiche di indagine sulla consultazione elettorale avvenuta il 9.9.2024 lascia alquanto perplessi". I carabinieri della Stazione Ponte Galeria, delegati agli accertamenti, "riscontravano la fondatezza delle doglianze avanzate dalla Campese e dal Bartalucci in riferimento all'illiceità delle procedure di voto".
Cosa hanno trovato:
1)persone con delega regolarmente inviata via PEC a cui "non era stato consentito... l'esercizio del voto delegato"
2)testimonianze che spedite di aver ricevuto dallo staff di Di Paola "una 'delega in bianco' non compilata"
3)l'ammissione pubblica attribuita al Presidente di "aver avuto 80 deleghe in bianco e di non averle utilizzate"
4) "diverse anomalie formali... che, almeno in 248 casi, presentavano due distinte grafie"
La persecuzione di Campese e Bartalucci
Mentre la giustizia ordinaria archiviava per difetto di giurisdizione, la giustizia sportiva FISE si è scatenata.
Campese è stata colpita da "una serie monstre di procedimenti disciplinari... messa fuori dal recinto di 'gioco' perché colpita da sanzioni disciplinari arrivate a un cumulo di 15 mesi... accompagnato persino da 14mila euro di ammenda".
1) Primo deferimento, a ridosso della candidatura, per una vicenda del 2022: due mesi e mezzo.
2)Secondo deferimento "per lesione dell'immagine e onorabilità della Fise e del suo presidente", dopo una conferenza stampa in cui Campese e Bartalucci avevano denunciato un'erosione patrimoniale di oltre 3,5 milioni: altri due mesi.
3)Terzo deferimento, "per essere entrato nella stanza operativa... e per aver fotografato documenti", cioè la saletta con deleghe in bianco scoperta il giorno del voto: sei mesi.
Due settimane dopo le elezioni, il 27 settembre, i carabinieri sequestrano il materiale. Il 1° ottobre il Consiglio federale di Di Paola commissaria il Comitato Veneto presieduto da Campese, sulla base di una relazione negativa arrivata proprio il giorno del sequestro. Risultato: altri cinque mesi e 5.000 euro.
Bartalucci, co-denunciante, è stato più volte sanzionato dalle "scure della giustizia Fise" nello stesso periodo.
Il Collegio di Garanzia del CONI ha poi bacchettato la FISE, rinviando la sanzione per "pena eccessiva e non motivata".
Il ridicolo in Giunta CONI
Ed ecco il capolavoro italiano: lo stesso Marco Di Paola, rieletto tra deleghe in bianco e rilievi del pm, "dal 2025 ricopre la carica di Vice Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e dal 2021 è stato componente della Giunta... coordinando la Commissione Giustizia Sportiva".
È anche "il coordinatore della 'Commissione sulla riforma della giustizia sportiva' voluta... tra il Coni e il Ministero dello Sport".
Mettere a capo della giustizia sportiva nazionale chi è al centro di un'inchiesta per brogli elettorali, chi usa i tribunali federali per eliminare gli avversari, non è solo inopportuno: è la confessione che il sistema non vuole riformarsi, vuole proteggersi. La presenza di figure "di dubitabili prerogative" nella commissione che dovrebbe garantire la terzietà rende la Giunta CONI non un arbitro, ma un complice.
La conclusione non cambia, si aggrava. A livello mondiale, Infantino vende l'autonomia della FIFA a Trump. A livello locale, il Presidente di turno usa la FISE come feudo elettorale e la giustizia sportiva come manganello, poi viene promosso a custode della giustizia per tutto lo sport italiano.
Non è sport. È occupazione militare con altri mezzi.





