ATTESTATI DI IDONEITÀ SPORTIVA PER I CAVALLI ATLETI: RIFORMA NECESSARIA O NUOVO OSTACOLO PER IL MONDO EQUESTRE?

ATTESTATI DI IDONEITÀ SPORTIVA PER I CAVALLI ATLETI: RIFORMA NECESSARIA O NUOVO OSTACOLO PER IL MONDO EQUESTRE?
2025-11-15 05:08:11

ATTESTATI DI IDONEITÀ SPORTIVA PER I CAVALLI ATLETI: RIFORMA NECESSARIA O NUOVO OSTACOLO PER IL MONDO EQUESTRE?


L’attuazione dell’art. 23 del Decreto Legislativo n. 36/2021, resa operativa dal Decreto del Ministero della Salute e del Ministero dello Sport del 25 giugno 2025, introduce dal 2026 l’obbligo per i detentori di cavalli atleti iscritti al repertorio Fise e degli enti di promozione sportiva che gestiscono attività equestre, di possedere ANCHE PER OGNI SINGOLo CAVALLO l’attestato annuale di idoneità sportiva. Una misura che punta a rafforzare la tutela del cavallo atleta, ma che rischia di trasformarsi in un ulteriore aggravio economico e amministrativo per proprietari e cavalieri.

La gestione di un cavallo sportivo comporta già costi elevati: alimentazione specifica, ferrature, cure veterinarie, trasporti, iscrizioni alle gare e adeguamenti logistici. L’obbligo di un certificato annuale si aggiunge a questi impegni, richiedendo ulteriori visite veterinarie e nuove procedure documentali. In un settore in cui il numero di praticanti è in calo, introdurre ulteriori adempimenti potrebbe allontanare ulteriormente molti appassionati dall’attività agonistica.

L’attestato non è una semplice formalità. Per ottenerlo, il cavallo deve essere sottoposto a:

visita clinica generale da parte di un veterinario abilitato,

valutazione dell’apparato locomotore,

auscultazione cardiaca e respiratoria,

eventuali esami strumentali o di laboratorio,

compilazione e archiviazione del certificato secondo quanto previsto dal decreto.

La validità è annuale, con conseguente ripetizione dell’intero iter ogni dodici mesi. Dal 1° giugno 2026, secondo le Norme di attuazione dello Statuto FISE (Libro I, art. 34), ufficiali di gara e veterinari federali verificheranno la presenza dell’attestato durante le competizioni. La mancata esibizione comporterà:

annotazione di un warning sul passaporto,

segnalazione al Comitato Regionale FISE,

possibile blocco d’ufficio del cavallo trascorsi 30 giorni senza regolarizzazione.

Si tratta di un sistema severo che, pur finalizzato alla tutela sanitaria, rischia di aggiungere ulteriore burocrazia a un settore già appesantito da costi crescenti.

Nel panorama europeo, la scelta italiana appare particolarmente restrittiva. In Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi non esiste un obbligo generalizzato di visita sportiva annuale per tutti i cavalli atleti. Le federazioni richiedono passaporto equino aggiornato, vaccinazioni, certificati sanitari per gli spostamenti internazionali e controlli veterinari pre, durante e dopo le gare, in linea con i regolamenti FEI. L’idoneità sportiva viene quindi verificata soprattutto in occasione delle competizioni, e non tramite un certificato annuale obbligatorio. L’Italia si colloca così su un livello di rigidità superiore rispetto agli standard europei.

Pur condividendo l’obiettivo di garantire la salute e il benessere degli equini, la riforma rischia di penalizzare una realtà già economicamente fragile, rendendo l’equitazione sempre meno accessibile. Il paradosso è ancora più evidente nelle discipline come l’endurance, dove i cavalli sono sottoposti a controlli veterinari approfonditi prima della gara, durante i vet-gate e al termine della competizione, garantendo una valutazione sanitaria di gran lunga più completa rispetto a qualunque visita annuale programmata.

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L’attuazione dell’art. 23 del Decreto Legislativo n. 36/2021, resa operativa dal Decreto del Ministero della Salute e del Ministero dello Sport del 25 giugno 2025, introduce dal 2026 l’obbligo per i detentori di cavalli atleti iscritti al repertorio Fise e degli enti di promozione sportiva che gestiscono attività equestre, di possedere ANCHE PER OGNI SINGOLo CAVALLO l’attestato annuale di idoneità sportiva. Una misura che punta a rafforzare la tutela del cavallo atleta, ma che rischia di trasformarsi in un ulteriore aggravio economico e amministrativo per proprietari e cavalieri.

La gestione di un cavallo sportivo comporta già costi elevati: alimentazione specifica, ferrature, cure veterinarie, trasporti, iscrizioni alle gare e adeguamenti logistici. L’obbligo di un certificato annuale si aggiunge a questi impegni, richiedendo ulteriori visite veterinarie e nuove procedure documentali. In un settore in cui il numero di praticanti è in calo, introdurre ulteriori adempimenti potrebbe allontanare ulteriormente molti appassionati dall’attività agonistica.

L’attestato non è una semplice formalità. Per ottenerlo, il cavallo deve essere sottoposto a:

visita clinica generale da parte di un veterinario abilitato,

valutazione dell’apparato locomotore,

auscultazione cardiaca e respiratoria,

eventuali esami strumentali o di laboratorio,

compilazione e archiviazione del certificato secondo quanto previsto dal decreto.

La validità è annuale, con conseguente ripetizione dell’intero iter ogni dodici mesi. Dal 1° giugno 2026, secondo le Norme di attuazione dello Statuto FISE (Libro I, art. 34), ufficiali di gara e veterinari federali verificheranno la presenza dell’attestato durante le competizioni. La mancata esibizione comporterà:

annotazione di un warning sul passaporto,

segnalazione al Comitato Regionale FISE,

possibile blocco d’ufficio del cavallo trascorsi 30 giorni senza regolarizzazione.

Si tratta di un sistema severo che, pur finalizzato alla tutela sanitaria, rischia di aggiungere ulteriore burocrazia a un settore già appesantito da costi crescenti.

Nel panorama europeo, la scelta italiana appare particolarmente restrittiva. In Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi non esiste un obbligo generalizzato di visita sportiva annuale per tutti i cavalli atleti. Le federazioni richiedono passaporto equino aggiornato, vaccinazioni, certificati sanitari per gli spostamenti internazionali e controlli veterinari pre, durante e dopo le gare, in linea con i regolamenti FEI. L’idoneità sportiva viene quindi verificata soprattutto in occasione delle competizioni, e non tramite un certificato annuale obbligatorio. L’Italia si colloca così su un livello di rigidità superiore rispetto agli standard europei.

Pur condividendo l’obiettivo di garantire la salute e il benessere degli equini, la riforma rischia di penalizzare una realtà già economicamente fragile, rendendo l’equitazione sempre meno accessibile. Il paradosso è ancora più evidente nelle discipline come l’endurance, dove i cavalli sono sottoposti a controlli veterinari approfonditi prima della gara, durante i vet-gate e al termine della competizione, garantendo una valutazione sanitaria di gran lunga più completa rispetto a qualunque visita annuale programmata.