ATTESTATI DI IDONEITÀ SPORTIVA PER I CAVALLI ATLETI: RIFORMA NECESSARIA O NUOVO OSTACOLO PER IL MONDO EQUESTRE?
L’attuazione dell’art. 23 del Decreto Legislativo n. 36/2021, resa operativa dal Decreto del Ministero della Salute e del Ministero dello Sport del 25 giugno 2025, introduce dal 2026 l’obbligo per i detentori di cavalli atleti iscritti al repertorio Fise e degli enti di promozione sportiva che gestiscono attività equestre, di possedere ANCHE PER OGNI SINGOLo CAVALLO l’attestato annuale di idoneità sportiva. Una misura che punta a rafforzare la tutela del cavallo atleta, ma che rischia di trasformarsi in un ulteriore aggravio economico e amministrativo per proprietari e cavalieri.
La gestione di un cavallo sportivo comporta già costi elevati: alimentazione specifica, ferrature, cure veterinarie, trasporti, iscrizioni alle gare e adeguamenti logistici. L’obbligo di un certificato annuale si aggiunge a questi impegni, richiedendo ulteriori visite veterinarie e nuove procedure documentali. In un settore in cui il numero di praticanti è in calo, introdurre ulteriori adempimenti potrebbe allontanare ulteriormente molti appassionati dall’attività agonistica.
L’attestato non è una semplice formalità. Per ottenerlo, il cavallo deve essere sottoposto a:
• visita clinica generale da parte di un veterinario abilitato,
• valutazione dell’apparato locomotore,
• auscultazione cardiaca e respiratoria,
• eventuali esami strumentali o di laboratorio,
• compilazione e archiviazione del certificato secondo quanto previsto dal decreto.
La validità è annuale, con conseguente ripetizione dell’intero iter ogni dodici mesi. Dal 1° giugno 2026, secondo le Norme di attuazione dello Statuto FISE (Libro I, art. 34), ufficiali di gara e veterinari federali verificheranno la presenza dell’attestato durante le competizioni. La mancata esibizione comporterà:
• annotazione di un warning sul passaporto,
• segnalazione al Comitato Regionale FISE,
• possibile blocco d’ufficio del cavallo trascorsi 30 giorni senza regolarizzazione.
Si tratta di un sistema severo che, pur finalizzato alla tutela sanitaria, rischia di aggiungere ulteriore burocrazia a un settore già appesantito da costi crescenti.
Nel panorama europeo, la scelta italiana appare particolarmente restrittiva. In Francia, Germania, Spagna e Paesi Bassi non esiste un obbligo generalizzato di visita sportiva annuale per tutti i cavalli atleti. Le federazioni richiedono passaporto equino aggiornato, vaccinazioni, certificati sanitari per gli spostamenti internazionali e controlli veterinari pre, durante e dopo le gare, in linea con i regolamenti FEI. L’idoneità sportiva viene quindi verificata soprattutto in occasione delle competizioni, e non tramite un certificato annuale obbligatorio. L’Italia si colloca così su un livello di rigidità superiore rispetto agli standard europei.
Pur condividendo l’obiettivo di garantire la salute e il benessere degli equini, la riforma rischia di penalizzare una realtà già economicamente fragile, rendendo l’equitazione sempre meno accessibile. Il paradosso è ancora più evidente nelle discipline come l’endurance, dove i cavalli sono sottoposti a controlli veterinari approfonditi prima della gara, durante i vet-gate e al termine della competizione, garantendo una valutazione sanitaria di gran lunga più completa rispetto a qualunque visita annuale programmata.





