Quel gran genio.... Le Pasquinate in musica: quando la satira diventa la voce dell’endurance
Quel gran genio....
Le Pasquinate in musica: quando la satira diventa la voce dell’endurance
Nel Rinascimento romano, vicino a Palazzo Braschi, c’era una statua antica, un frammento di marmo ribattezzato “Pasquino”. Su quel busto, durante le notti del Cinquecento, venivano appesi biglietti anonimi e pungenti, satire in versi che denunciavano con ironia i vizi, le corruzioni e gli abusi del potere ecclesiastico e politico.
Nascevano così le “Pasquinate”, la prima forma di satira popolare e civiledella storia moderna: testi pungenti, spesso in rima, che davano voce al malcontento del popolo contro i potenti, senza mai citarli apertamente ma rendendoli riconoscibili a tutti.
Cinque secoli dopo, quello spirito ribelle e graffiante sembra essere rinato — in modo sorprendente — nel mondo dell’endurance equestre.
Oggi, infatti, circolano in chat private e gruppi di appassionati alcune “Pasquinate in musica”, due brani satirici scritti e cantati da un cantautore misterioso, la cui identità resta volutamente celata.
Brani che, pur restando nel limbo dell’anonimato, stanno diventando virali, condivisi, commentati, cantati, quasi di pubblico dominio, pur senza mai comparire sui social per ovvi timori di querele.
Sono canzoni ironiche, pungenti, ma anche raffinate musicalmente: raccontano con sarcasmo e intelligenza fatti e personaggi del mondo dell’endurance, episodi e comportamenti poco encomiabili, di cui “tutti sanno” ma che “nessuno dice”.
In queste ballate moderne c’è lo stesso spirito delle antiche pasquinate: la denuncia attraverso l’arte, l’ironia come arma civile, la musica come linguaggio libero e non ufficiale per raccontare ciò che molti pensano ma pochi osano dire.
Certo, se si è arrivati al punto che per denunciare certe storture serve un cantastorie anonimo, significa che qualcosa nel sistema di controllo e responsabilità si è inceppato.
Forse chi dovrebbe vigilare, sanzionare o anche solo prendere posizione preferisce voltarsi dall’altra parte.
Ed è proprio allora che la satira — quella vera, intelligente, scomoda — diventa necessaria.
Ecco perché queste “Pasquinate in musica” meritano attenzione: perché dietro la loro leggerezza si nasconde un profondo grido di verità.
E se, come nel Cinquecento, oggi una canzone riesce dove tacciono le istituzioni, allora ben venga il ritorno di questo nuovo Pasquino in versione acustica.
Speriamo che la produzione del suo ignoto autore non si fermi, continuando a ricordarci che ridere, a volte, è il modo più serio di denunciare.





