Associazione Italiana Cavalieri Endurance

Speriamo bene e…

In Italia, per interessi collusi e non legati alla nobiltà dell’Ippica, abbiamo ammazzato un settore. Che era fiore all’occhiello e orgoglio di un

 

allevamento italiano. Signorile. E non ignorante. E non opportunista delle scorciatoie economiche. Rigoroso nel dare competenza, conoscenza e

 

responsabilità a tutta la filiera. Dall’ uomo di scuderia, all’artiere. Al groom. Al fantino. Al parco giudici. A tutti gli attori di un evento. Dove

 

l’evento stava nella qualità dei cavalli. Delle loro monte. Dello spettacolo. Perché le competizioni “Tristi” per tutti ma felici per qualcuno non

 

fanno storia ed educazione a nessuno. E guardo a dita incrociate verso San Rossore. Verso i cavalli. Verso insesatezza di chi, non essendo

 

Professionista, porta a costo zero il suo cavallo in una gara con dubbie garanzie di benessere anche ai soli cancelli. Perché basteranno 50 cavalli

 

in due minuti a far tilt sulle corsie di trotto. E basteranno 300 trotti a non garantire terreno serio di valutazione. Vuol dire un cancello e mezzo.

 

Però la gratuità,e certo montepremi,annebbia la vista. Non ci fa riflettere su nulla. Sul benessere di chi “tanto” amiamo. Stupisce ancora

 

dell’accesso illimitato, esagerato, FEI nelle categorie più significative. Perché andranno molto gestite. A “casa” loro certe gare sono su invito. E

 

non superano i 200 cavalli a giornata.Mi chiedo quale Ego Federale e Personale sottenda al “tutto gratis”. Che non è educativo. Sia

 

sportivamente che umanamente.Ci si augura che nessun cavallo incorra in gravi difficoltà. Quella dei cavalieri, senzienti, non ci riguarda.Questo

 

augurio però non assolve una Federazione che ha accettato tutto questo.

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