Associazione Italiana Cavalieri Endurance

Reagire

Il dibattito e la diatriba sugli accadimenti del mondiale in queste settimane occupano le nostre bacheche e i nostri profili social come poche altre vicende hanno fatto sino ad oggi. Nemmeno i video testimonianza degli abusi sportivi sui cavalli partecipanti al circuito delle competizioni emiratine, hanno suscitato una tale sommossa opinionista. Se dovessimo ricercare le ragioni di questa differenza di reazioni, probabilmente ci troveremmo a condurre una infruttuosa indagine e rimarremmo impantanati in un lungo processo alle intenzioni. Ritengo che sia più semplice e risolutivo ammettere che quando una opinione è pubblicamente sostenuta dalla maggioranza, le critiche si levano più rumorose. In ogni caso è una cosa buona e giusta… E mi piace pensare che la speranza di molti fosse quella che prima o poi le coscienze degli sportivi si svegliassero dall’omertoso torpore nel quale erano sopiti. Anche perché in questa vicenda non sono coinvolte e compromesse solo la reputazione di atleti, veterinari, tecnici e organizzatori, ma anche la dimensione morale e la dignità di un popolo, di una generazione civile. L’indignazione è doverosa dunque! Ma fin dove è capace di arrivare…? Fino a che punto siamo disposti a sostenere la nostra critica? Già, perché se accettiamo onestamente che la responsabilità della irreversibilità di alcuni fenomeni che hanno interessato l’endurance italiano in questi anni è di quanti, tra gli addetti ai lavori, si sono resi complici di un sistema che ha mortificato gli aspetti passionali e goliardici, a suffragio di interessi economici e politici, allora dovremmo già conoscere i nostri doveri.
Dovremmo iniziare a non prendere parte alle gare organizzate da personaggi che si sono distinti più sui i tavoli dele trattative, che sui percorsi di gara e che sono, guarda caso, preferite dalle scuderie “nobili”; – dovremmo chiedere che le commissioni siano composte da persone che in alcun modo siano soggette a conflitti di interessi; – dovremmo chiedere alla federazione di riorganizzare le attività sportive, garantendo a tutte le regioni la possibilità di confronti agonistici di alto livello; – dovremmo NON VENDERE I CAVALLI AD ALCUNI COMPRATORI e criticare pubblicamente chi lo fa; Queste sono solo alcune delle idee che potremmo esprimere e perorare senza preoccuparci che i cosiddetti “poteri forti” possano emarginarci o estrometterci dai contesti che contano. Penso,così, ad un fronte di giustizia non ostentata e confusa, ma umile e ragionata, che non lasci spazio a strumentalizzazioni e personalismi. A tal proposito vorrei ricordare a tutti che la FISE e quindi la FEI, sono organismi federali che, per fortuna, sono amministrati secondo un ordinamento democratico, in cui vale il principio di maggioranza. Se tanto mi da tanto, a questo punto, va capito cosa pensa questa maggioranza. Un confronto pubblico, forse, chiarirebbe, quale endurance vogliono gli italiani. Qualcuno ci sta già pensando…              Francesco Coppa

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