Associazione Italiana Cavalieri Endurance

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L’anno che sta arrivando

Come vorremmo quindi che fosse questo 2016 che è alle porte?

Innanzitutto che ci portasse serenità, pace e benessere. Possibilmente che per la FISE e per la nostra disciplina in particolare non sia come gli ultimi appena trascorsi.

Che arrivasse come folgore dal cielo un poco di sana lungimiranza, di rispetto per i cavalli ed i cavalieri, che qualcuno (forse molti) facessero qualche dovuto passo indietro, che l’endurance e lo sport tutto tornasse in mano ai protagonisti, gli atleti ed i loro destrieri, che venga loro data la dignità tolta, goccia a goccia negli ultimi anni (decenni sarebbe più giusto), che fare sport torni ad essere motivo di aggregazione, amicizia, divertimento. Che vincano i migliori e non sempre i paraculati.

Che scompaia il doping, che tornassero i premi che il fare “business” non sia l’unico reale obiettivo.

«Non sembra che i pregiudizi siano immortali? o che gli uomini desiderino che essi lo siano?»,

Ci viene incontro dal 1832 il buon Leopardi con questa novella:

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?

Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?

Venditore. Si signore.

Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?

Venditore. Oh illustrissimo si, certo.

Passeggere. Come quest’anno passato?

Venditore. Più più assai.

Passeggere. Come quello di là?

Venditore. Più più, illustrissimo.

Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?

Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.

Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?

Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.

Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?

Venditore. Io? non saprei.

Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?

Venditore. No in verità, illustrissimo.

Passeggere. E pure la vita è una cosa bella. Non è vero?

Venditore. Cotesto si sa.

Passeggere. Non tornereste voi a vivere cotesti vent’anni, e anche tutto il tempo passato, cominciando da che nasceste?

Venditore. Eh, caro signore, piacesse a Dio che si potesse.

Passeggere. Ma se aveste a rifare la vita che avete fatta né più né meno, con tutti i piaceri e i dispiaceri che avete passati?

Venditore. Cotesto non vorrei.

Passeggere. Oh che altra vita vorreste rifare? la vita ch’ho fatta io, o quella del principe, o di chi altro? O non credete che io, e che il principe, e che chiunque altro, risponderebbe come voi per l’appunto; e che avendo a rifare la stessa vita che avesse fatta, nessuno vorrebbe tornare indietro?

Venditore. Lo credo cotesto.

Passeggere. Né anche voi tornereste indietro con questo patto, non potendo in altro modo?

Venditore. Signor no davvero, non tornerei.

Passeggere. Oh che vita vorreste voi dunque?

Venditore. Vorrei una vita così, come Dio me la mandasse, senz’altri patti.

Passeggere. Una vita a caso, e non saperne altro avanti, come non si sa dell’anno nuovo?

Venditore. Appunto.

Passeggere. Così vorrei ancor io se avessi a rivivere, e così tutti. Ma questo è segno che il caso, fino a tutto quest’anno, ha trattato tutti male. E si vede chiaro che ciascuno è d’opinione che sia stato più o di più peso il male che gli e toccato, che il bene; se a patto di riavere la vita di prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura. Coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice. Non è vero?

Venditore. Speriamo.

Passeggere. Dunque mostratemi l’almanacco più bello che avete.

Venditore. Ecco, illustrissimo. Cotesto vale trenta soldi.

Passeggere. Ecco trenta soldi.

Venditore. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi.

Quante vestigia delle superstizioni che gli antichi avevano intorno agli astri rimangono ancora in un secolo che si chiama illuminato, e che lo è infatti quanto alla classe istruita! Quanti folli, che calcolano la quantità dei prodotti della terra, la qualità delle stagioni e l’esito persino dei grandi avvenimenti politici, sopra le predizioni di un almanacco! Quanti vili, che si danno il nome di astrologi, che hanno per patrimonio l’ignoranza comune, e che in un tempo di luce contribuiscono grandemente a mantenere le tenebre nelle menti volgari, spargendo di ridicoli presagi i loro miserabili almanacchi, avendo cura di indicare diligentemente tutte le lunazioni, profittando, per fare un sordido guadagno, dei pregiudizi che ogni uomo illuminato dovrebbe cercar di distruggere, e non arrossendo di pubblicare colle stampe cose affatto chimeriche e pazze, colla sola mira di gabbare il volgo e di trarne danaio.

Non sembra egli che i pregiudizi siano immortali? o che gli uomini desiderino che essi lo siano?»

FREENDURANCE augura ai propri sostenitori e (perché no) ai detrattori un Felice Anno Nuovo ricco di soddisfazioni nello sport e nella vita. Che coll’anno nuovo, il caso incomincerà a trattar bene voi e me e tutti gli altri, e si principierà la vita felice.

Un augurio, particolare, sentito e deferente alla cara Bruna Brandalise che, a 69 anni con l’entusiasmo di una ragazzina, la caparbietà di una apprendista ha dimostrato a noi tutti che la vita val sempre la pena d’essere vissuta, possibilmente al galoppo.

BUON ANNO A TUTTI                                  

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